la gaia educazione

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mercoledì 10 settembre 2014

La sinistra, il sesso, la prostituzione



Ho visto Presa diretta del 7 settembre: argomento sesso e prostituzione. Posso dirlo? Indecente e inquietante. Ma non per i motivi, a mio giudizio, che si proponevano di illustrare i conduttori.

Prescinderò dal merito (le prostitute adolescenti parioline, il turismo sessuale, la prostituzione in rete ecc.). Quello che mi è parso davvero insostenibile è stato tutto il tono della trasmissione. Il volto dei conduttori. Le sentenze emesse e i consigli di galateo più o meno esplicitamente espressi.

La riprovazione, talvolta palesemente caricaturale, era pesante come piombo. Lo stupore, più volte sottolineato di fronte a cose ormai abbastanza risapute, poco credibile. Infine, più sconcertante di tutto, ben al di là del volto della sessualità nella nostra contemporaneità così come veniva tratteggiata dai diversi servizi, era il volto giudicante che si sentiva gravare su tutta la trasmissione. Incredibilmente moralistico, normativo e bacchettone.
Questo è un problema antico. Un problema che ci riguarda come civiltà, ma soprattutto che riguarda alcuni ambienti. Uno degli ambienti dove questo tipo di "moralina", come la chiamava Nietzsche, circola più massicciamente, è certamente quello della sinistra, di cui il conduttore e i collaboratori di Presa diretta rappresentano un significativo campione.

Al di là del merito, ripeto, delle singole questioni, sulle quali, nello specifico, si può discettare con pieno diritto, la cosa che mi sconvolge è l’assunto di base sulla sessualità che ha circolato incontrastato per tutto il tempo della trasmissione.

Ma voglio muovermi in modo ancora più frontale, ben conoscendo l’impopolarità delle mie argomentazioni. Iniziamo a parlare di prostituzione. Perché al centro della questione, o meglio, il vero analizzatore di tutta la faccenda, è proprio questo. Dietro il titolo- “utilizzatori finali” – che indubbiamente voleva dimostrare quanto turpi possano essere coloro che frequentano le prostitute (ma è davvero troppo facile, usando i loro dialoghi cinici e in slang puttaniere), in realtà il processo era ancora una volta all’idea che il sesso possa diventare anche un mestiere o, come preferisco, un’arte.

La prostituzione nella trasmissione è stata sistematicamente e violentemente stigmatizzata, in tutte le sue forme. E certo le ragioni socio-politiche possono essere valide (lo sfruttamento, l’abuso, la mercificazione). Ma il problema è che era del tutto chiaro che era proprio la prostituzione in sé sotto giudizio. Il fatto che qualcuno decida di fare della sessualità un mestiere. Per molte ragioni, che sono state anche chiaramente enunciate. E che ridurrei a tre fondamentali: la prima: perché si trasforma il corpo in merce. La seconda: perché si frantuma il corpo in parti che vengono nominate e usate separatamente, il che costituisce, agli occhi di chi ha condotto la trasmissione, un indiscutibile delitto (ciò è stato sottolineato più volte, con particolare obbrobrio per il linguaggio poco romantico dei frequentatori di prostitute che chiedono prestazioni talora molto “localizzate”). Infine e non certo la minore, la scissione tra sessualità e amore. Domineiddio!

Ma che si deve fare per guadagnare una prospettiva sulla sessualità meno monasteriale, idealista, forsennatamente spiritualista?

Non posso entrare ora nel merito di una disquisizione molto complessa sull’argomento, però credo sia davvero necessario dire, con nettezza e per cominciare dall’ultimo punto, che amore e sessualità non sono necessariamente congiunti. Tutt’altro. A cominciare da un primo, miserabile, ma indiscutibile esempio: la masturbazione. Forse che vale qui il detto: fare l’amore con sé stessi? Può darsi. Resta il fatto che il famoso amore, quello su cui negli ultimi tempi, dopo secoli di martellamento, si sono, come ho già avuto modo di osservare in altro intervento, affannati illustri filosofi e psicoanalisti, l’amore di sé non è quello che, secondo gli illustrissimi, si intende davvero per amore: perché quello è amore dell’altro, di un altro, e se possibile di un altro solo. Deve essere esterno, indefettibile e fondamentalmente duale. Dunque mi spiace ma la masturbazione è un fenomeno che va duramente riprovato da chi sostiene che amore e sessualità devono per forza andare insieme. Ma è chiaro quanto ciò sia risibile. Prendiamola da un altro verso.

Prendiamola proprio dal lato dell’amore, questo misconosciuto. Che cosa diavolo è l’amore? La materia conta millenni di studi e di sentenze. Ma nella mia modestia vorrei accontentarmi di dare una definizione minimale: è quel qualcosa per cui quando ne va dell’altro ne va anche di me stesso (e notate il linguaggio un po’ filosofese, tanto per fare un po’ di fumo). O più in sintesi: è quando mi importa enormemente di qualcuno. E-n-o-r-m-e-m-e-n-t-e. (e si potrebbe continuare per sottolinearne la potenza). Diamo all’amore quel che è dell’amore. L’amore è una cosa straordinaria, unica talvolta, potentissima e inequivocabile. Ma è un sentimento. E’ una esperienza precisa, anche di ordine spirituale, nella quale sperimento l'abissale presa dell'altro su di me, la sua intima necessità. Non è un fatto principalmente corporeo o sessuale. La dimensione sessuale nell’amore è un accessorio. Per esempio io, e mi scuso per l’orrenda autocentratura, credo che una delle persone che ho più amato nella mia vita sia stato mio padre. Ma non ho mai desiderato fare l’amore con lui.

Viceversa ho desiderato fare l’amore con un’infinità di persone che non sentivo in nessun modo di amare. Che devo fare, Riccardo Iacona? Amore e sesso talora vanno insieme, ma talora. Diciamolo una buona volta. Dopo di che è bellissimo fare l’amore con una persona che si ama (se la si desidera sessualmente), ha un quid di coinvolgimento, di pienezza, di estasi che forse non si può vivere nella mera sessualità. Nell’unione sessuale con l’amato si sperimenta la coniunctio spirito-materia, ci si libra nell’iperuranio, è fuori discussione.

Ciò non toglie che si continui a masturbarsi. Si dà il caso però che la masturbazione sia solo una delle infinite forme in cui si concretizza il desiderio sessuale. Che è una cosa molto particolare e che non sempre è connesso con l’amore. Per dare anche qui una definizione un po’ grezza direi che è quel tipo di passione per cui il mio corpo cerca un appagamento orgastico attraverso il contatto con il mio corpo o con altri corpi (magari anche solo lavorando con l’ausilio dell’immaginazione ma è impossibile prescindere dalla dimensione corporea, propria o altrui). E qui va sottolineato che il fatto che il partner sia solo uno è del tutto ininfluente: come è noto il desiderio sessuale spesso si appaga anche con la moltiplicazione e la quantità.

Non voglio neppure entrare nel merito della ridicola polemica sulle parti perché il desiderio sessuale, per sua natura, desidera parti molto più frequentemente che non l’intero. Uno dei miei maestri, Charles Fourier, parlava a questo proposito di “manie”. Ma siccome questo termine recentemente potrebbe ingenerare confusioni con talune categorie clinico-psichiatriche, preferisco il termine inclinazioni. Ebbene, in campo sessuale, si dà il caso che le inclinazioni siano pressoché infinite e che frequentemente tali inclinazioni convergano verso settori specifici del corpo o di surrogati simbolici di esso (per esempio scarpe ecc.). Il sesso è molto variabile e molti individui amano variarlo, se non nelle modalità, magari nel partner o nei partner. Non c’è nulla di scandaloso in questo. E’ incontrollabile, più o meno come l’appetito per certi cibi. Molti amano fare la stessa cosa in maniera meticolosamente identica e per esempio può accadere che il loro amore si annoi dopo un po’ a eseguire i gesti del loro desiderio per accontentarlo. E allora come la mettiamo? D’altra parte quello è il loro desiderio. Molti uomini (e mi auguro anche donne) felicemente sposati, finiscono con il frequentare prostitute o prostituti, oppure mistress o altro tipo di operatori/trici sessuali perché il loro desiderio non può essere pienamente soddisfatto dalle loro mogli/mariti (che magari amano straordinariamente).

Potrei andare avanti a lungo su questo argomento, che so farà storcere, più meno sensibilmente, la bocca a molti e molte, che vorrebbero che tutto il sesso possibile per ognuno di noi, fosse confinato nel recinto ben presidiato della coppia. Purtroppo non è così né mai lo sarà. Facciamocene una ragione e impariamo a accettarlo. Sarebbe una grande liberazione.

Perché non si può immaginare per esempio che, magari in una coppia che ha esaurito la sua spinta sessuale comune, si possa in accordo convocare figure che si occupano separatamente o complementarmente del piacere sessuale dell’uno e dell’altro? Così come si chiama un fisioterapista, non si potrebbe chiamare un esperto fetish per lui o per lei, al bisogno?

Tutto questo fa inorridire i nostri romantici, e tutti i metafisici del sesso, per cui questo straordinario piacere del corpo in realtà è pur sempre fondamentalmente un grande adempimento di natura spirituale. Mi spiace ma questa è l’eccezione, non la regola. Il sesso è un grandissimo piacere vitale e fisico, sempre a portata di mano (e mi si scusi l’eccesso di letteralità), e se è vero che attraverso la cultura (non solo quella esoterica ma anche quella trivialmente tecnica) può raggiungere apici insospettati, resta anche vero che si tratta di una faccenda eminentemente corporea, dove a trionfare, una volta tanto, è proprio il corpo, intero o frazionato (per quanto poi al momento dell’orgasmo, come per miracolo, quel frazionamento, tenda inesorabilmente a venire meno).

Infine veniamo alla merce: il corpo che si fa merce, che orrore! Come se non fosse la merce più merce che ci sia da sempre, e ben a latere delle pratiche di prostituzione. Perché forse gli operai, i facchini, i portuali, le badanti, gli istruttori sportivi, di danza, di lotta greco-romana, le modelle e i modelli non fanno del loro corpo una merce? Della loro fatica fisica una merce? Del loro sudore una merce?

Eh no, qui c’è una differenza. Qui non è il corpo come prestazione fisica, di fatica, ma il corpo sacro, il corpo nudo, il corpo nei suoi tabernacoli benedetti (curiosa inversione degli organi deputati in larga misura all’escrezione), soprattutto il corpo-che-gode, ad essere mercificato.

Beh, perdonatemi l’insolente balsfemia, ma io credo che ognuno abbia il diritto di fare del proprio corpo, compresi i genitali, quello che vuole, come vuole e quando vuole, specie in materia di sesso. E se con il sesso si può guadagnare, ben venga. Perlomeno si guadagnerà godendo e facendo godere, per una volta.

Ma certo il sapiente moralista starà pensando: non è una libera scelta! Quelle povere ragazze o ragazzi sono obbligate/i da sordidi criminali, abusate/i e violentate/i, non protette/i e a rischio di innominabili malattie, per sé e per i loro figli indesiderati.

Ahi, casca l’asino, che sarei io. Non ci avevo pensato! Ma come? Ma perché secondo voi? La ragione non è forse che, a differenza del facchino, dello spazzino, del portatore di riksciò, la prostituzione non può ancora veramente essere una libera scelta? E per quale ragione? Perché è illegale e mi rendo conto che non è solo per questo e che ci sono ben noti motivi economici, più difficili da rimuovere ovviamente, però ritengo che la questione del pieno accoglimento legale della sessualità anche come attività lavorativa sia un punto cruciale.

Il sesso e i suoi lavoratori, continuano a muoversi nell’ombra, nell’illegalità e nello sfruttamento, certo. Ma questo accade proprio in larga misura per l’incredibile moralismo che grava su questo così cruciale aspetto di tutte le nostre vite, e specie per esempio di quella di chi il sesso non può averlo tanto facilmente (anziani, malati, disabili ecc.).
Sarebbe ora di finirla con le facce alla Iacona e soci! Sarebbe ora di rivendicare la piena legalizzazione della prostituzione, come una delle più sacre (lo pensava Fourier, tra altri) ma anche soltanto civili attività che si possano immaginare. Pensate: un lavoro dove si dà piacere alla gente! Un piacere immediato, evidente, inconfutabile. Non è un ottimo lavoro?

A qualcuno piace caldo, diceva un grandissimo per niente moralista, a qualcun altro piacerà freddo, resta il fatto che sarebbe ora, anche proprio per cominciare a bonificare la palude dove il sesso continua a restare sommerso, nonostante la sua paradossale onnipresenza mediatica e online, di guardare con più onestà ad esso e a chi se ne occupa.

Credo anche che si potrebbe finalmente uscire dalla strettoia sesso/amore dando a ciascuno dei due il suo preciso ruolo e accogliendo con gioia i momenti in cui i due si riuniscono ma anche con meno disperazione quello in cui, permanendo l’uno, magari se ne va l’altro. Gli amori, lo sappiamo bene, gli amori autentici, non sono affatto legati al sesso.

Il sesso è nomade, mercuriale, ama la variazione e la moltiplicazione. Tutto al contrario dell’amore, che tende a fissarsi, che incorpora in profondità i suoi partner e difficilmente li abbandona. Se poi la perversione di qualcuno è volerli sempre riuniti, sono certo che troverà qualche partner consenziente…

Ma forse bisogna che comprendiamo a fondo, senza moralismi, senza ideologia, senza psicoanalisi magari anche, cosa sono e l’amore e il sesso. Soprattutto in questa strana cosa che è la sinistra.